Roger Ballen – Mostra a Roma

Foto Roger Ballen Paola 1Sono sorpresa nel rendermi conto che per la seconda volta in un breve lasso di tempo è dal Sudafrica che arriva a Roma un contributo artistico di grande spessore qualitativo ed emotivo.
Mi riferisco a Roger Ballen, artista nato a New York nel 1950 e vissuto a lungo in Sudafrica, le cui fotografie sono in esposizione al Macro come parte del Festival Internazionale della Fotografia. Fino al 11 Gennaio 2015.

Attraverso la preparazione di una sorta di “scena teatrale” l’artista riesce a fare affiorare la realtà terribile e segreta nascosta sotto le apparenze, sia quella dell’essere umano, degli animali o della situazione stessa in cui questi vengono colti.

Come se l’apparenza fosse solo un sottile involucro che nasconde l’invisibile che l’artista è capace di fare emergere e che coglie in questa sua presenza sfuggente e sconvolgente.Foto Roger Ballen Paola 3

Ciò che Roger Ballen ci mostra nella serie di fotografie raccolte sotto il titolo “Il rifugio degli uccelli” è la presenza di qualcosa di selvaggio che si avverte come essenza profonda di ogni essere che, non essendo amato, non ha potuto essere educato nel senso vero della parola. Presenza che spaventa per la sua natura inafferrabile e la sua distruttivita, evidente e imponderabile allo stesso tempo.

Il “Rifugio degli uccelli” è un enorme capannone nella periferia di Johannesburg,  situato vicino a una discarica,  dove vivono insieme in grande promiscuità uomini, animali di vario genere e molti uccelli diversi.  Un capannone che è sicuramente un rifugio,  un nido, una tana, una casa ma anche una sorta di ghetto per coloro che sono stati espulsi dalla società “civile”, gli emarginati.

Roger Ballen si è immerso in questo coacervo di “materia bruta” della quale ha captato la voce, a se stessa sconosciuta, il suo canto e il Foto Roger Ballen Paola 4suo lamento, così come la sua natura complessa, tutto ciò che è ad essa legata e la determina, e ci mostra la miope crudeltà di una società che, attraverso forme diverse di esclusione e a causa della guerra, continua a produrre emarginazione, sofferenza, abbandono, paura e perdita.

Con la sua incredibile capacità di farsi portavoce di questo mondo posto ai margini,  lasciando parlare immagini che veicolano un’espressione profondamente toccante nella sua loquacita’ silente, Roger Ballen ha saputo anche cogliere e mostrare modalità fondamentali e essenziali di relazione che gli uomini intrecciano con se stessi, con altri e col mondo.

Attraverso le sue fotografie di rara potenza espressiva ci fa percepire quanto di noi stessi è presente in questa umanità ferita e rinnegata. Non solo mette in scena un livello di vita primitivo ma ce lo fa sentire come una eventualità concreta in ciascuno di noi di regressione possibile, in un momento qualsiasi del nostro futuro, se non ci prendiamo cura di ciò che per sua natura, se non costantemente rinnovato, può essere solo un’acquisizione temporanea.

Entrare in contatto con una materia incandescente come questa senza perdersi è dato solo a persone di grande mente e grande cuore, le sole che possano riuscire nella difficile operazione di estrarre dalla sua straniante poesia la natura sottile di una bellezza che nasce dalla bruttezza e dalla disperazione.

La caduta e il volo, loro, nostri,  un movimento verso l’alto che gli uccelli personificano meravigliosamente,  nella loro vitalità incontenibile e nella loro imprevedibilità,  l’immagine della follia insita nella natura umana, cosi come della sua incessante tensione verso la libertà dello spazio aperto.

Anche se…come si vede nelle sequenze finali del filmato che accompagna le foto, la cui vista è essenziale per una fruizione completa delle immagini,  Roger Ballen ci mostra tutta la sua sfiducia nella eventuale saggezza umana, mostrandoci uccelli cui è stata tagliata la testa correre come pazzi,  per finire arrostiti con tutte le penne sul fuoco, e quindi mangiati

Paola Bargigli
Certified Guide of Rome